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Nuovi elementi dal tuo ultimo accesso!  Famiglia e Costituzioneinserito il 15 Giu 2007 ore 20:14
Immagine articolo Famiglia e Costituzione Abstract
Tariffe, ecco come parametrarle ai componenti la famiglia (di Ilaria Nava) - Tratto da Avvenire del 8-6-2007

Quanto costa in Italia un kilowatt? Dipende, perché in base al sistema attuale la singola unità di energia ha un prezzo variabile, che cresce con il consumo. Dalle nostre bollette si può notare che le utenze sono suddivise in scaglioni di consumo a prezzo crescente, con costi maggiori per il singolo Kwh più si sale di fascia. Tutto ciò indipendentemente dal numero di persone che usufruiscono di quell’utenza.

Da uno studio effettuato nel 2002 dall’Associazione delle Famiglie (Afi), emerge che, se fino a un consumo annuo di 600 Kwh (consumo medio di un single) il costo al netto delle imposte di un Kwh è di 8,29 centesimi di euro, per chi ne consuma 3500 (consumo medio annuo di un nucleo di 5 persone) il costo del singolo Kwh sale a 14,96 centesimi. Quindi, chi vive solo e consuma poco sarà sempre in fascia bassa; le famiglie invece, che necessariamente utilizzano più energia, saranno sempre collocate negli scaglioni più alti, con un costo del Kwh maggiorato. Nell’attuale sistema il beneficio massimo è assegnato al nucleo mono-componente perché sono favoriti i clienti che hanno bassi consumi, indipendentemente dal reddito e dal numero di persone che utilizzano quella singola utenza.

In questo modo, si dice, si disincentivano gli sprechi. Tuttavia, non sembra che questo metodo sia valido per raggiungere questo obiettivo, perché penalizza la famiglia che consuma di più, anche se nella maggior parte dei casi ciò non sarà dovuto a comportamenti poco responsabili, bensì al maggior numero di componenti allacciati a quell’utenza. Questo sistema, quindi, finisce per determinare, a causa della mancata previsione di correttivi in base al numero di persone che utilizzano il servizio, un’evidente discriminazione tra gli utenti.

Tutto ciò sembra contrastare non solo con l’articolo 31 della Costituzione che conferisce alla Repubblica il compito di agevolare «con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose», ma anche con la legge 481/95, istitutiva delle Autorità di regolazione dei servizi di pubblica utilità, che prescrive che ciascuna Autorità verifichi «la congruità delle misure adottate dai soggetti esercenti il servizio al fine di assicurare la parità di trattamento tra gli utenti».

In effetti, l’iniquità di questo sistema non solo è stata denunciata dalle associazioni che si battono per i diritti della famiglia (in prima linea l’Associazione delle famiglie, l’Associazione famiglie numerose e il Forum delle associazioni familiari) ma è stata riconosciuta, ormai da anni, anche dalla stessa Autorità per l’energia elettrica e il gas.

Già nel 1998, nel corso dell’audizione che si è svolta alla commissione Industria del Senato in occasione di un’indagine conoscitiva sulla trasparenza delle tariffe, l’allora presidente dell’Authority, Pippo Ranci, affermava che il regime tariffario «non appare conforme ai criteri di equità». Questo perché, proseguiva Ranci «gli utenti con bassissimo consumo anche se con reddito elevato, beneficiano delle condizioni tariffarie di fascia sociale». L’allora presidente non mancò di evidenziare i paradossi di questa situazione: «una famiglia numerosa che, a parità di potenza, consuma quattro volte di più di un utente single, paga un importo tredici volte più caro. L’anomalia del vigente regime tariffario italiano per l’utenza domestica risulta ancora più evidente attraverso un confronto internazionale».

A fronte di queste ammissioni, rimaste finora prive di conseguenze, le associazioni attive nel campo della difesa e della promozione della famiglia hanno avanzato alcune proposte per cercare di ricondurre ad equità il calcolo delle bollette. Tra queste l’Associazione delle famiglie (Afi), ha studiato un sistema alternativo, intitolato “Zero costi”, che contiene indicazioni al Governo per interventi senza oneri per lo Stato orientati non a favorire la famiglia, ma a correggere i profili di iniquità presenti nel modello attuale. Il sistema tariffario, secondo questa proposta, dovrebbe prevedere una tariffa base unica da applicare a tutti (e quindi una fascia di consumo standard proporzionale al numero di persone connesse alla stessa utenza) e una fascia sociale con costo del Kwh ridotto per chi è al di sotto determinati livelli di reddito.

Inoltre, è prevista una tariffa maggiorata per consumi superiori ad una certa quantità di Kwh pro - capite. In questo modo si otterrebbe la duplice finalità di controbilanciare, a livello di introiti, la tariffa agevolata e contemporaneamente penalizzare gli sprechi. Questo documento, peraltro, si colloca nell’ambito della revisione del sistema tariffario che l’Authority sta predisponendo in vista della completa apertura del mercato alla concorrenza, prevista per il 1° luglio prossimo.


Intervista a Roberto Bolzonaro, presidente dell’Associazione delle famiglie (Afi)

La questione delle tariffe è stata trattata anche alla Conferenza sulla famiglia di Firenze. Una delle dieci sessioni di lavoro previste, intitolata «famiglie e risorse economiche» prevedeva un sottogruppo dedicato specificamente a fisco e tariffe. Tra i partecipanti c’era anche Roberto Bolzonaro, presidente dell’Associazione delle famiglie (Afi), che da quasi dieci anni si batte per modificare i profili di iniquità presenti nell’attuale sistema tariffario.

L’Afi ha steso una proposta, intitolata «Zero costi» che propone un nuovo metodo di calcolo delle tariffe: l’avete portata Anche a Firenze?
«Certo, ne abbiamo discusso a lungo nel sottogruppo di lavoro, a cui hanno partecipato anche altre associazioni, come il Forum delle associazioni familiari e l’Associazione famiglie numerose, che hanno portato a Firenze le nostre stesse istanze relativamente a questo tema. È stato un lavoro impegnativo ma proficuo, che ha portato a molti punti di convergenza. Anche se la nostra proposta è agli atti della Conferenza, purtroppo la sintesi finale del nostro sottogruppo non è stata redatta in modo da sintetizzare i risultati raggiunti durante la discussione».

Avete raggiunto dei punti di contatto con l’Authority?
«Naturalmente nel gruppo di lavoro erano presenti anche alcuni rappresentanti dell’Autorità dell’energia elettrica e del gas, con cui abbiamo discusso a lungo. Le obiezioni mosse alla nostra proposta sono di tipo pratico, sulla base di una presunta difficoltà di gestione amministrativa. In realtà, l’attuazione della proposta da noi studiata è molto semplice: l’applicazione della tariffa maggiorata a fronte del consumo pro-capite e non solo del consumo assoluto richiede solo la presentazione dello stato di famiglia, per verificare il numero dei componenti. Inoltre, per accedere alla tariffa agevolata, sarà necessario presentare anche la dichiarazione Isee».

Che risposte avete ricevuto dal ministro Bindi?
«La nostra proposta era già stata presentata al ministro Bindi l’anno scorso, quando siamo stati convocati al ministero per discuterne. Da parte del ministro abbiamo sempre riscontrato una grande disponibilità ad ascoltarci e una determinazione nel risolvere questa situazione. Nel corso di questi anni più volte sembrava si stesse avvicinando qualche risultato, ma alla fine non è mai stato fatto nulla. Speriamo che stavolta sia la volta buona».

   





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