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LavoriAMO
Amiamo il nostro lavoro? Apro questa sezione per dialogare sul perché e sul come bisogna lavorare, su quale sia lo svolgimento del lavoro da cristiani, su quali siano le esperienze di lavoro, su quali siano le motivazioni che ci spingono ad emigrare...

Moderatore: Ales

Il muretto appartiene alla categoria Generici

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Re: tu ti lamenti di Alekos
13 Nov 2006 ore 01:41

graie per il sostegno... spero domani (oggi) di arrivare puntuale.



Re: tu ti lamenti di Ales
12 Nov 2006 ore 20:01

Auguro ad Alekos che questa nuova esperienza nel comune di Roma, lo possa portare a formarsi sempre di più e che non lo scoraggi dal fare bene qualunque lavoro gli venga proposto.



Re: tu ti lamenti di teo
24 Ott 2006 ore 21:28

Sono d’accordo con Alekos.

Quando si va via dalla Sicilia si ha dentro un misto di sentimenti difficili da sciogliere e tutto si confonde. Solo dopo che sei lontano capisci perchè lo sei.

Noi terremo alto il nome del nostro paese e della nostra terra, ma qualunque sia il motivo e per quanto esso sia legittimo, comunque ci è mancato il coraggio per restare.



Re: tu ti lamenti di Ales
24 Ott 2006 ore 15:08

Purtroppo è vero: viviamo in mondo dove bisogna scendere a compromessi perfino per svolgere il lavoro che si amerebbe fare. La realtà è questa e dobbiamo accettarla (da cristiani) così com’è. Certo ci sono problemi legati al sovvranumero di laureati nel settore, ci sono problemi legati alla mancata esperienza e, quindi, professionalità, ci sono i raccomandati (e sfido chiunque a dire che a roma o a milano ci sono meno raccomandati che a Palermo o Messina), ma penso cmq che se vogliamo fare quello che abbiamo sempre sognato potremmo girare il mondo in eterno senza riuscirci.



tu ti lamenti di Alekos
24 Ott 2006 ore 00:28

“Tu ti lamenti ma che ti lamenti pigghia lu vastuni e tira fora li denti”
Prima o poi capiterà a tutti di lamentarsi del proprio lavoro, dei propri colleghi o dell’oggetto del lavoro. Chiamatelo BurnOut o Mobbing ma è sicuro che prima o poi arriverà.
Forse l’essere cristiani nel luogo di lavoro significa proprio questo riuscire a trovare sempre spunti nuovi per non appiattire il proprio lavoro e svolgerlo con gioia e voglia di divertirsi.
Per quanto riguarda l’andarsene da casa non sono proprio daccordo con voi. Io avevo la possibilità di rimanere a Palermo a lavorare. Ma ho scelto di andarmene, con tutte le difficoltà che comporta. Non volevo rimanere oltre in Sicilia. Ero saturo e adesso mi sento vigliacco. Forse la decisione ha iniziato a prendere forma più concreta proprio la sera che ci vedemmo “Alla luce del sole” (ricordi Giuseppe?). Forse mi ero stancato del nostro modo di ragionare, anche se adesso lo porto come vanto. Mi voglio vantare di essere un siciliano ma non credo di avere la forza e il coraggio di lottare per la Sicilia.
Da quando sono qua sono sempre sceso a compromessi per riuscire a lavorare nel terzo settore e solo oggi (dopo un anno) qualcuno mi ha prposto un progetto con dei malati di AIDS per mettere a frutto la mia professione.
Quindi penso che quando uno va via lo fa perchè vuole andarsene non perchè non vuole scendere a compromessi con i propri sogni.



Re: di Ales
29 Set 2006 ore 17:52

Riporto la bella storiella che ha scritto cicchi in bacheca:
Tre persone erano al lavoro in un cantiere edile. Avevano il medesimo compito, ma quando fu loro chiesto quale fosse il loro lavoro, le risposte furono diverse. “Spacco pietre” rispose il primo. “Mi guadagno da vivere” rispose il secondo. “Partecipo alla costruzione di una cattedrale” disse il terzo.






<nessun titolo> di Katerina
27 Set 2006 ore 22:52

Ragazzi..sono d’accordo con quello che avete scritto..anche io credo che si debba lavorare per dare al mondo il meglio di noi stessi..certo non sempre è possibile realizzare tutti i nostri desideri..a volte si è costretti a scegliere di fare qualcosa che non era proprio nelle nostre aspettative..si deve scendere a compromessi con i nostri sogni..soprattutto se si vuole evitare di partire per il nord e si preferisce costruire una famiglia nel paese che ci ha visto crescere..L’importante è fare il lavoro che ci è stato affidato col Cuore considerando che siamo si servi inutili, ma essendo consapevoli della responsabilità, che in quanto cristiani ci viene affidata..penso ad esempio al mio lavoro in cui i ragazzi a volte chiedono risposte che vanno oltre le materie che insegno .. baci..



<nessun titolo> di Ales
27 Set 2006 ore 16:15

Io penso che il lavoro sia innanzitutto una occasione per fare sapere quanto valiamo e per metterci in gioco; non deve diventare mezzo per approfittare e per fregare (soprattutto quando il lavoratore né è tentato perché lui stesso sfruttato). dal punto di vista cristiano occorre essere consapevoli che siamo servi intili, che il lavoro deve servire a contribuire alla gloria di Dio e che nella quotidianietà del lavoro dobbiamo comporarci da cristiani e da laici in particolare (sottolineo che il termine “laico” cristiano è completamente diverso da “laico” politico)



<nessun titolo> di GiM
25 Set 2006 ore 22:12

L’argomento è un invito a nozze per chi, come me, è dovuto andare a lavorare fuori!
Io sono tra coloro che, amando il proprio campo, ha dovuto spostarsi per trovare un lavoro che ama! Ovviamente, il lasciare tutto non è facile, e la lontananza si sente, soprattutto quando le persone che ami, ad iniziare dalla mia fidanzata, sono tutte in Sicilia!
Come lavorare da Cristiani? Cosa vuole dire “svolgere del lavoro da Cristiani”? Per me è impegnarmi in quello che faccio, lavorare con coscienza, fare il mio dovere, impegnarmi per la crescita sociale (in un certo qual modo) e per un rispetto del lavoratore (che si trasmette, nel miop caso, nel rispetto dei colleghi e del loro lavoro). Questo, per me, è anche “testimonianza” del mio essere Cristiano.





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