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PACS, coppie omosessuali...matrimoni tra gli stessi.....
da tempo si parla di questo nei Tg, ma si crea solo confusione...non si capisce nulla! noi che sappiamo?
cosa non sappiamo?ma soprattutto, cosa PENSIAMO?
è questo quello che conta:il pensiero,la ragione,l’ unica cosa che ci distingue dalle bestie.

Moderatore: -->The DucA<--

Il muretto appartiene alla categoria Generici

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Re: ma sapete leggere? di Pablo Neruda
19 Apr 2007 ore 09:32

Io si, so legge’! Ma nun capisco ’sti botta e risposta continui de teo!



Re: ma sapete leggere? di teo
18 Apr 2007 ore 23:33

Per me è chiarissimo il tuo pensiero. Ho voluto cogliere l’occasione per fare una riflessione più generale rispetto al tuo messaggio e allo stesso muretto.

Con continua e immutata stima, teo




ma sapete leggere? di Alekos
18 Apr 2007 ore 11:26

Ou! a tutt’e due!
Ma sapete leggere?!?!
E’ possibile che qualsiasi discussione si affronta deve diventare un “io sono a favore” “io sono contro”.
Il mondo non è fatto di Bianchi e Neri il mondo, fortunatamente, è a colori.
Adesso, magari, cominciate a dire “ha iniziato lui”... “non è vero è stato lui”.
Così la facciamo completa!

1. x Rispondere a Teo: della tua possibile risposta ne abbiamo parlato già prima che la pubblicassi... non capisco perchè l’hai inviata. Se non sono stato chiaro dimmi in quali punti.

2. x Rispondere a Giù: Sono fermamente convinto che “il lavaggio mediatico” (che io chiamerei “Tortura mediatica”) sui DICO sia stato fatto ANCHE (sottolineo anche perchè non credo siano gli unici) dalla Nostra Madre Chiesa (dimostrazione ne è ’sta ca*ta del Family Day).

Se non sono stato chiaro chiedete non speculate.

Con Stima per entrambi, Alessandro.




(un poco OT)Re: è assai che non intervengo di teo
17 Apr 2007 ore 03:16

Di tutte le cose che mi si possono dire, quella di essere fuori dal mondo è proprio quella meno azzeccata...

intanto io non mi riferivo direttamente alla questione dei DICO (come penso anche Alekos) ma ho riferito una mia visione generale, da cui ovviamente discende la mia opinione sui DICO e gran parte di quello che scrivo su questo sito.

Secondo, io non ho detto che uno è fuori del mondo: se uno lo fosse solo perchè si fa i fatti suoi, allora la stragrande maggioranza del mondo starebbe fuori dal mondo stesso e il mondo chi lo farebbbe?

A parte le digressioni comico-surreali, io ho voluto mettere un accento su una certa miopia che è confermata, secondo me, anche dal messaggio di GiM.
GiM vede i DICO come un attacco, scrive che è in corso un “lavaggio mediatico” (e probabilmente, come altri, crede che siano l’opera di una lobby).
In coerenza con quanto ho scritto nel messaggio di prima io credo che i DICO, così come molto altro che sta succedendo, sono un passaggio obbligato (e inevitabilmente sofferto) in un mondo che cambia.




Re: è assai che non intervengo di GiM
16 Apr 2007 ore 19:43

Scusa, ora intervengo a difesa di Alekos... ed uso anche i suoi toni! Ma che ca°°o dici? Mi sa che quello fuori dal mondo sei tu!
Alekos ha parlato di farsi una famiglia, delle difficoltà oggettive che si incontrano! Non mi pare stia guardando solo al suo “piccolo orizzonte”, perché tanto piccolo non mi sembra! Non mi sembra dalle sue parole ci sia voglia di isolarsi. Forse lui è più a contatto del mondo reale più di quanto lo sia tu (e probabilmente pure di me, lavorando - lui - nel sociale).
Forse sei tu che hai i paraocchi e non vedi oltre i DICO. Mi sa che il lavaggiuo mediatico sui DICO abbia funzionato... non su tutti per fortuna, e ci sono ancora persone che hanno il coraggio di gridare il loro scandalo di fronte al menefreghismo di "certa politica" nei confronti dei reali problemi che la stragrande maggioranza degli italiani devono ogni giono affrontare, e non una minoritaria minoranza (senza offesa per nessuno, ma in una democrazia, PRIMA si risolvono i problemi dei molti e poi si guarda anche agli altri... e non è menefreghismo, è buon senso).



Re: è assai che non intervengo di teo
16 Apr 2007 ore 02:27

Capisco lo stato d’animo di Alekos. Se guardiamo ai problemi pratici (magari personali), questi talvolta ci sembrano le uniche cose importanti e il resto sembrano paranoie fatte da chi ha voglia e tempo da perdere.

A volte è così ma non sempre. Non dobbiamo mai dimenticare che fuori dal piccolo orizzonte di quello che vediamo c’è qualcos’altro.
In particolare c’è tutto il resto del mondo che va avanti nonostante tutti i nostri problemi.
Non dimenticarlo è importante. Soprattutto per non isolarsi: si rischia di diventare egoisti e abulici e si avrà paura quando il mondo esterno entrerà senza bussare in casa nostra.
E inoltre per coltivare la speranza: anche se i nostri sforzi attuali sembrano vani, la consapevolezza che il mondo cambi sempre ci costringe a pensare che anche il nostro (piccolo) mondo cambierà.






è assai che non intervengo di Alekos
15 Apr 2007 ore 14:05

ciao a tutti.
Premetto che non ho letto tutti i messaggi presenti sull’argomento, però voglio dire la mia.
Sono cattolico praticante ma non ritengo di poter racchiudere il mio pensiero e la mia persona in un’etichetta (come qualcuno vorrebbe far apparire).
Riguardo i DICO/PACS non sono contrario... ma neanche a favore... insomma non me ne fotte una minkia!
Scusate se utilizzo toni da osteria (ammesso e concesso che in osteria si parli così) ma sono sfiduciato e arrabbiato con la MIA Chiesa e con il MIO Stato. Tutti si schierano a favore o contro queste proposte di legge ma nessuno ci dice cosa bisogna fare per costruire una famiglia.
L’altro giorno posi questa domanda al gruppo giovani di Frascati (di cui sono l’immeritato animatore) e mi è stato risposto che ci vuole: Amore, Una coppia composta da un uomo e una donna, e che ci siano bambini (eventuali).
Non ritengo sia una risposta completa.
Oggi giorno per fare una famiglia è necessario che entrambi i genitori lavorino... questo, però non basta perchè se volessero comprarsi una casa (da eleggere a proprio domicilio) entrambi dovrebbero avere un contratto a tempo indeterminato e qualche altra proprietà che possa garantire alla banca (che ti fa il mutuo) che non ti capiterà mai di essere insolvente.
Qualcuno argutamente penserà: ma qual’è il problema, se ho un’altra proprietà me la vendo e poi acquisto quello che mi serve. Certo se hai un’altra proprietà puoi fare così e se non ce l’hai?
Che cazzo fai... continui a vivere in affitto? Oppure impegni la casa di tuo padre che ha impiegato 30 anni a pagare il mutuo?
E poi quanti, oggi, possono vantare un contratto a tempo indeterminato?
Io, qui, ho evidenziato solo due dei problemi che circondano i giovani che vorrebbero crearsi una famiglia: Sistema economico e sistema del lavoro.
Ma ce ne sarebbero tantissimi, prima si risolvono questi e poi io penserò se essere favorevole o meno ai DICO/PACS.

P.S. un’altro problema che affligge le famiglie (molto più importante dei DICO/PACS) è l’approvazione legislativa dell’utilizzo di Psicofarmaci con bambini al di sotto degli 8 anni. Di questa ORRIBILE scelta non ne parla nè la Chiesa nè quei coglioni che ci rappresentano al Parlamento... e di che si parla?!?!?! dei DICO/PACS mavaffan.....!!!!!!!!!



Re: Hanno gettato la maschera! di sickboy
4 Apr 2007 ore 12:01

Io penso che la chiesa di Roma dovrebbe pensare ai tanti problemi che ha in casa, senza cercare di risolvere i problemi degli altri.
Perchè non fa un atto di mea culpa riguardo a tutto ciò che è successo con lo IOR ai tempi del Banco Ambrosiano?
Perchè non pensa a far pulizia in quella loggia affaristica-massona chiamata Opus Dei?
Invece di guardare a casa degli altri perchè non lascia libertà di coscienza a coloro che devono leggiferare su materie importanti come le unioni di fatto.
Le unioni di fatto sono una realtà importante in Italia, ed è un dovere preciso del politico regolamentare e leggiferare in materia.
Scusate il mio Italiano, ma quando sento che la chiesa ancora oggi nel 2007 cerca di far sentire la sua voce anche in parlamento, la cosa mi fa imbufalire.
E che una volta per tutte, la politica segua il pensiero di Cavour, che diceva libera Chiesa, in libero Stato.



Hanno gettato la maschera! di GiM
13 Mar 2007 ore 21:11

E sabato, all’improvviso s’è fatta chiarezza
Sotto i Dico i matrimoni omosex
di Marco Tarquinio

Si sono spenti i clamori di piazza Farnese, non quelli suscitati dalla mobilitazione «zapateriana» voluta da alcune organizzazioni di omosessuali. In casi del genere può succedere, soprattutto quando alla eloquente modestia dei numeri messi in campo da chi manifesta corrisponde la rivelatrice immodestia dell’obiettivo perseguito e dei bersagli designati. Ed è un fatto che i messaggi rivendicativi (per il matrimonio tra persone dello stesso sesso) e le vergognose invettive (contro la Chiesa e contro politici scomodi) che sono stati ritmati nella piccola piazza romana e che continuano, purtroppo, a trovare eco in ali compiacenti dei palazzi della politica segnano, da questo punto di vista, uno sguaiato eppure importante contributo di chiarezza.
Come Savino Pezzotta ha colto subito nella bella intervista pubblicata domenica su queste pagine, sabato pomeriggio è stato spiegato in maniera estremamente diretta - ben oltre, c’è da credere, le intenzioni tattiche dei promotori della kermesse - il vero motivo per il quale è in atto da mesi un martellante pressing per ottenere a ogni costo, e prima possibile, il varo di una legge sulle unioni di fatto. Ora è chiaro a tutti - certo tra la gente e forse, vorremmo sperarlo, anche in Parlamento - che al di là di ogni dichiarazione minimizzatrice si sta tentando di innescare nel nostro Paese un processo legislativo teso all’equiparazione tra il matrimonio costituzionalmente definito e le convivenze tra omosessuali. Che s’intenderebbe far sì che questa spinta sia tale da risultare irreversibile. E che si è sfrontatamente decisi a insultare e a tacciare di «omofobia» chiunque si opponga a un progetto di questo tipo.
Qualcuno potrebbe obiettare che, in fondo, lo si sapeva già. Che la retorica del «passo in avanti» è da tempo la colonna sonora ufficiale dei lavori nell’officina in cui si cerca di armare un qualche marchingegno normativo - Dico, Pacs o in qualunque altro modo lo si voglia chiamare - utile allo scopo. Qualcun altro p otrebbe sottolineare che l’insistenza sull’idea-paravento di dover finalmente dare regole alle «unioni civili» era stata smascherata sin da subito dall’evidenza che in Italia le unioni tra donna e uomo sono già normate civilmente sia che vengano celebrate in Chiesa sia che vengano celebrate in Comune. O che una certa disciplina di garanzia - in maniera logicamente ridotta e attenuata - è già delineata da anni (in forza di codice civile e di consolidata giurisprudenza) anche nel caso in cui il matrimonio venga rifiutato da chi ritiene di limitarsi a una libera convivenza.
Eccezioni di questo tipo sarebbero, indubbiamente, fondate. E del resto “Avvenire” - in varie occasioni - ha colto, approfondito e sottolineato questi e altri aspetti della questione posta e imposta dal pressing per una legge sulle convivenze. Ma la novità portata sulla scena dagli ultimissimi sviluppi piazzaioli, accompagnati e cavalcati da ben tre ministri in carica, è innegabile. Di colpo, con un arroganza che è sconfinata di slancio nella volgarità, sono stati buttati via i veli di “buonismo” con i quali era stata ammantata la campagna pro-Pacs e l’elaborazione della soluzione-ponte del ddl governativo sui Dico ed è stata fatta emergere, nuda e cruda, una violenta e inspiegabilmente rancorosa polemica contro la “famiglia classica” e contro chi da cattolico e da laico - in nome della ragione, della natura e della Costituzione repubblicana - la difende. Una polemica denigrativa e distruttiva, che si rivela primo impulso e senso finale di tutta l’operazione.
Crediamo che sia impossibile non fare i conti con questa aspra chiarificazione. E meno male che, ieri, qualche ulteriore riflessione s’è avviata, qualche nuova preoccupazione è trapelata, qualche sgomento s’è finalmente manifestato. Serve di più e di meglio. Per riprendere un’altra immagine usata da Pezzotta, i veli gettati da altri dovrebbero indurre uomini di governo, parlamentari e opinion-leader responsabili a non fare la «fog lia di fico» dell’idolo legislativo a cui, per il momento, è stato imposto il nome di Dico. Questo sì che sarebbe un passo avanti.

Tratto da: www.db.avvenire.it/avvenire/edizione_2007_03_13/articolo_735755.html



Assistenza ospedaliera & contratto di locazione. di GiM
11 Mar 2007 ore 22:21

D: La possibilità di assistere il convivente all’ospedale, o quella di subentrare nel contratto di locazione, non sono diritti giustamente reclamati dai conviventi?

Risponde Samek Lodovici (Assegnista di ricerca in Filosofia morale all’Università Cattolica di Milano)

In realtà i conviventi hanno già tali diritti e li hanno anche i loro figli. Per esempio, “la legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima” (art. 30 della Costituzione). Se i conviventi vogliono far appartenere un immobile ad entrambi, è sufficiente che ne divengano acquirenti insieme.

Se uno dei conviventi muore, l’altro può subentrargli nel contratto d’affitto, purché entrambi stipulino il contratto. E l’art. 6 della L. 392/78 ha stabilito, dopo l’intervento della Corte Costituzionale (n. 404/88), che in caso di morte del conduttore, nel contratto gli succede anche l’eventuale convivente.

Questa stessa sentenza dice che se una convivenza termina, se sono nati dei figli, l’alloggio può restare al convivente insieme ai figli, anche qualora il conduttore sia l’altro convivente. Se l’assegnatario ad un alloggio di edilizia popolare abbandona l’alloggio attribuitogli, il convivente ha diritto a succedergli (sentenza 559/89). Ancora, è vero che il convivente non è erede, ma ciò può avvenire, limitatamente alla quota disponibile, mediante testamento. La Corte non ha voluto equiparare la convivenza al matrimonio, ma solo tutelare il diritto del singolo, e in particolare quello dei figli, all’abitazione.

I DICO invece prevedono che i conviventi in quanto coppia (e non più in quanto singoli) entrino nelle graduatorie per le case popolari e subentrino nel contratto d’affitto. I DICO attribuiscono ai conviventi l’eredità, in ciò avvicinandoli ai coniugi. Se uno si trova all’ospedale, la legge sui trapianti d’organo (cfr. legge n. 91/99) dispone che il convivente possa assisterlo ed esprimere il suo parere circa le cure. Quanto al caso di omicidio, il convivente superstite ha diritto al risarcimento del danno morale (e anche di quello patrimoniale, se è dimostrato che la convivenza era stabile e costituiva un presupposto per un apporto economico futuro e costante).

Infine, nel processo penale la legge esenta dall’obbligo di deporre anche il convivente. È vero, la pensione di reversibilità non spetta al convivente: 1) la Corte Costituzionale (461/2000) ha spiegato che essa non è un diritto umano fondamentale; 2) la sua attribuzione esige una certezza di rapporto, per evitare frodi; 3) è un giusto beneficio e privilegio per il matrimonio, data la sua funzione sociale. Però, anche in questo caso, nel campo pensionistico l’autonomia privata viene incontro ai conviventi, che possono stipulare polizze assicurative volontarie.

Maggiori informazioni su www.zenit.org.





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