Un film sanguinolento che però restituisce in pieno il senso storico ma soprattutto emotivo di una delle più importanti battaglie della Storia antica
Quando da giovane leggevi “l’ira del pelide Achille”, forse a causa dei versi a cui eri costretto, non ti rendevi conto di quanto sangue ci fosse in quelle battaglie, in quegli assalti e in quei nomi che ingiustamente freddi passavano dal libro al quaderno. Quando nei libri di storia ho letto di 300 uomini che rallentarono l’esercito dei Persiani alle Termopili non potevo forse neanche capire quale impresa fosse. Un dato ora rimbomba nella mia testa: 1 a 30.000, 300 spartani contro 1.000.000 di persiani! Ma ancora non ci sei. Ancora ci riesci ad arrivare solo con la testa ma il cuore non sente, non percepisce la grandezza dell’impresa. Ai giorni nostri, dove abbiamo visto e vediamo ancora di tutto come si può trasmettere la gloria immortale di quella sconfitta? Questo lo scopo (pienamente raggiunto) di 300: fare la ricostruzione emotiva della battaglia delle Termopili. Il film vuole far sentire allo spettatore quello che è stato per gli antichi quella battaglia, l’esaltazione che provocò nei Greci ma anche lo sconforto nei persiani. Ricostruisce adattandola (ma non troppo) ai nostri occhi moderni l’aria di Sparta e la tempra dei suoi abitanti, cresciuti nell’arte della guerra, e nella fierezza della propria tradizione. E il simbolo di tutto questo è Leonida, il re consapevole della propria morte e della gloria della sua impresa. Ma anche un uomo stretto in una società in cui non c’è spazio per la tenerezza e i sentimenti. Inoltre accanto alla ricostruzione convincente della battaglia ed il suo significato nel contesto della guerra, tanti (forse troppi) significati simbolici sovraccaricano lo scontro tra gli Spartani (uomini duri e retti guidati da Leonida) e i Persiani (non umani e corrotti ben rappresentati dal presuntuoso dio-re Serse). In cerca di questi secondi significati alcuni sono andati anche ben oltre, spingendosi fino ad accusare il film di voler rappresentare l’occidente cristiano che combatte l’oriente musulmano. Questa lettura è totalmente fuori luogo, perchè il senso ultimo è molto più generale (e molto più vicino al reale senso storico che alle nostre elucubrazioni moderne): l’uomo di fede, soprattutto nei propri ideali e pronto a morire per essi, che combatte per preservare il suo mondo dalla corruzione.
In definitiva un film assolutamente da vedere (purchè siate poco impressionabili dal sangue ) prima di tutto per vivere nella giusta luce una delle (ingiustamente) noiose battaglie lette a scuola e poi per continuare a credere negli ideali, negli idealisti, e nei buoni che vincono contro i cattivi.
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